In che modo pensare l'esilio e cosa si intende per nomadismo? Che cos'è una geografia immaginaria? Ed una cartografia cieca? La mia tesi è cominciata esplorando un'area di studi nota come spatial turn con cui l'urbanista Edward Soja ha definito un cambio di orientamento che ha interessato le discipline più disparate dalla filosofia alla psicologia dalla sociologia ai film studies un turn che è coinciso con l'avvicinamento al pensiero spaziale delle discipline architettoniche e geografiche attraverso il contributo di geografi come Yi Fu Tuan teorici dell'architettura come Anthony Vidler Kevin Lynch Aldo Rossi Franco Purini ecc. La mia ricerca ha ricevuto una tale torsione essendo stata essa principalmente mossa dai problemi che riguardano l'abitare la deterritorializzazione lo sradicamento la perdita del genius loci (tema approfondito dal teorico dell'architettura Christian Norhberg Shultz). In che modo la deterritorializzazione il legame con l'ambiente e il trauma della separazione dell'abbandono si intrecciano? Che cosa ci dicono i luoghi del trauma? I luoghi di cenere e i luoghi dell'abbandono? I luoghi dell'assenza? In che modo invertire i termini del problema attivamente non riflettendo semplicemente sulle implicazioni traumatiche di un abitare perturbato delocalizzato o scisso ma cercando come gli abitanti rifondino celebrino e ricostruiscano narrativamente simbolicamente e immaginariamente l'abitare come luogo delle possibilità. Là è la cenere segnala J. Derrida. L'assenza diventa luogo di possibilità o come ha dimostrato Levinas il ritorno al nulla di tutte le cose preserva tuttavia qualcosa come un c'è. Se il trauma dell'assenza è un trauma non semplicemente spaziale ma memoriale implicando il sottrarsi di elementi che fondamentali per una comprensione mitica del territorio la mia tesi propone di cercare proprio in una casa di tal genere una casa di frammenti scombinati una poetica e una pratica della memoria che affonda le sue radici già nei topoi aristotelici e nelle stanze della retorica di Quintiliano. La memoria secondo tale tradizione sarebbe non verticale come il tempo ma stratificata nello spazio e messa in moto con il movimento la memoria sarebbe come una complessa struttura di vicoli ciechi e porte false corridoi stretti e campi ariosi buie gallerie di pietra con tetti bassi e saloni luminosi vertiginosamente alti. Frammenti lo spazio disarticolato che abitiamo necessita di essere rimontato.