Il mantenimento della pace attraverso la Corte

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Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (UNSC) in base al capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite ha il mandato previsto dall'articolo 13 (b) dello Statuto di Roma di deferire situazioni al Procuratore della Corte Penale Internazionale (CPI) per le indagini e l'eventuale azione penale. Il mandato tuttavia è una spada che taglia in entrambi i sensi. La CPI trae vantaggio dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite attraverso i meccanismi di esecuzione e acquisisce anche la giurisdizione su situazioni che normalmente non tratterebbe. Allo stesso tempo la CPI può subire una perdita di legittimità e indipendenza. Questo libro analizza la natura del rapporto tra la CPI e il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite alla luce del potere di quest'ultimo di influire sul lavoro della Corte. Il caso di studio del mandato di arresto della CPI contro il presidente sudanese è utile. Verrà quindi analizzata criticamente la disposizione dello Statuto di Roma che dà mandato al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di deferire situazioni alla CPI. Verranno avanzate proposte per un regime alternativo basato sulla richiesta di un parere rispetto all'attuale regime di rinvio. Si ritiene che un regime di pareri consenta alla CPI una maggiore discrezionalità indipendenza e in ultima analisi legittimità. Inoltre faciliterà la corretta sequenza di giustizia e pace.
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