In memoria del Manifesto dei comunisti è il primo dei Saggi intorno alla concezione materialista della storia scritto da Antonio Labriola; fu pubblicato in prima edizione nel 1895 dalla casa editrice Ermanno Loescher di Roma su istanza di Benedetto Croce. Il testo che qui si riproduce è quello della terza edizione sempre per Loescher che è l'ultima edizione rivista dall'autore. Per l'occasione Labriola vi aveva aggiunto la sua traduzione del Manifesto del partito comunista che pur non essendo la prima come a volte si afferma è certo la migliore fino ad allora pubblicata in Italia.Antonio Labriola (1843-1904) è stato uno dei primi tra i principali studiosi italiani del marxismo che intese in senso critico non come un sistema di formule dogmatiche quasi deterministiche ma come un rigoroso metodo di analisi delle condizioni sociali mirante a definire la specificità dei contesti storici in cui il movimento operaio deve trovare le adeguate strategie di trasformazione della società. Infatti i processi economici che rappresentano il punto di partenza dell'azione socialista non sono gli stessi in ogni paese e in ogni epoca e pertanto richiedono interventi politici diversificati in ciascun caso.In modo complementare Labriola non considerò la sovrastruttura culturale che poggia sopra la struttura economica come un prodotto automatico di questa ma le riconobbe un elevato grado di complessità e di autonomia.Nelle sue indagini applica il metodo del materialismo dialettico che di per sé non implica alcuna affermazione metafisica ma è il progetto di analizzare i fatti storici e sociali senza far intervenire nella loro spiegazione alcuna entità che non sia essa stessa intrinseca ai fatti storici e sociali: significativamente individua il Vico come precursore di questo metodo il quale pur credendo da cattolico all'esistenza della provvidenza divina affermava che questa agisce per cause seconde cioè attraverso gli atti liberamente e autonomamente deliberati dagli uomini.Labriola tiene ben distinte la teoria marxista che proprio per essere scientifica è discutibile come ogni scienza e la prassi politica che richiede intelligenza si muove nel rispetto della democrazia e pur socialista non è incompatibile con l'interesse nazionale. Soprattutto mette in guardia dal pericolo che un partito di massa come il socialismo ispira ad avere possa cadere preda di avventurieri e demagoghi che se ne servano ai propri fini.
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