[...] In passato Cataldo Teatini aveva connesso la produzione poetica di Steven Aspinall a talune esemplificazioni ascrivibili alle ariette metastasiane non cogliendo altresì la profonda ispirazione dantesca e stilnovistica (quando non absit iniuria verbo schiettamente petrarchesca) presente nelle liriche in questione. Io però non sono che un semplice critico letterario e non un piccolo fanciullo che piange (mi sia consentita la parafrasi corazziniana) e dunque mi permetto di dire che nelle liriche aspinalliane si possono ritrovare accenti che sono certamente relativi ad una magistrale preziosa grande storia d'amore. Una storia d'amore ribadisco che è nata all'interno di un mondo occulto ed esoterico pur senza violare nessun dettame di quel Dio degli Amanti che regola la devozione e il contatto di chi si connette ad esso e che pure ha la stessa forza e lo stesso spessore diamantifero di un connubio immortale e inestinguibile [...].