Quest'opera ricostruisce la continuità intellettuale tra l'alchimia medievale e la chimica moderna sostenendo che la rivoluzione scientifica non abolì il pensiero alchemico ma lo trasmise in forma sperimentale e razionale. Attraverso un approccio critico e interdisciplinare mostra come il linguaggio della trasformazione sia diventato la grammatica della legge scientifica e come la ricerca dell'unità all'interno della materia si sia evoluta nell'idea moderna di conservazione e di energia. Lontano da una narrazione di disincanto lo studio rivela che la scienza ha ereditato il nucleo metafisico dell'alchimia - la sua fede nell'intelligibilità e nell'ordine morale della natura - sostituendo nel contempo la rivelazione simbolica con il metodo empirico. In definitiva propone che la conoscenza stessa rimanga un atto alchemico: la trasformazione del mondo attraverso la trasformazione della comprensione.