Il saggio di Vincenzo Napolillo non si arresta ai giudizi di Francesco De Sanctis di Benedetto Croce di Carlo Muscetta e Attilio Marinari ma va oltre attraverso una lettura meditata della notevole produzione paduliana mostrando l'impegno dello studioso che non ha schemi ideologici da esibire o addirittura iconoclastici e la serenità del critico imparziale e accorto. Padula non fu un fochista che accendeva i fuochi della rivoluzione: cercò dal pulpito e dalla stampa del Bruzio di piegare e rovesciare il diritto della forza dei galantuomini nella forza del diritto aprendo dentro e fuori la Calabria ottocentesca un filone di concreta e rilevante prosa giornalistica e un linguaggio poetico che non si abbandona ai sensi di voluttà peccaminosa ma seconda il gusto romantico con strofe e canti popolareschi.
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